
Vito Spada è una particolare figura di artista che utilizza materiali e mezzi non comuni con cui realizzare opere di grande fascino che fanno appello alla bellezza e ad armoniche geometrie costruite con materiali compositi che solitamente non fanno parte esclusivo del comune repertorio artistico.
Vito, artista autodidatta, armato solo di grande volontà e passione inizia, ad un certo momento della sua vita, a costruire e a montare opere pittoriche e plastiche, usando alchimie materiche e sortilegi geometrici destinati a diventare “oggetti” o, meglio, opere tridimensionali di grande e monumentale fascino.
Ma cosa sono in realtà le opere di Spada? Sono opere pittoriche? Sono sculture o sono decorazioni? Sono oggetti imparentati col design e con l’architettura?
Penso che l’arte non possa essere giudicata dal grado di parentela con questa o quell’altra forma o modalità espressiva. Si tratta di arte, Arte e basta!
La tecnica è il solo mezzo col quale l’artista possa esprimere il proprio modo di lavorare.
Vito Spada usa il colore come fa il pittore, usa la materia come fa lo scultore, usa la geometria come fanno i designers e gli architetti. La sua è un’arte polisistemica e polisensoriale poiché egli utilizza materiali e strumenti di varia provenienza; egli è un artista per il quale le etichette preconfezionate non possiedono alcun significato.
Qualcuno suole definire ciò che lui crea con l’espressione di “Arte materica”. Cosa vuol dire?
Avete mai visto un artista, pittore o scultore, che possa fare a meno della materia? Tutta l’arte è veicolata dalla materia! Pertanto, osservando le opere di Vito dovremmo forse porci un altro tipo di problema, quello, cioè, che inerisce alla tipologia della sua ricerca artistica fondata sul superamento della diatriba che contrappone il pittore allo scultore, o a qualunque altra categoria di comodo.
L’arte di Vito ha superato il confine d’ogni definizione presentandosi come una cosa a sé (almeno per ciò che inerisce alle anacronistiche definizioni di comodo).
Ma voglio insistere con un’altra domanda: l’arte di Vito è arte figurativa o è arte astratta?
Se andiamo ad osservare da vicino ogni sua singola opera, vedremo che egli usa tutti gli “ingredienti” che usano gli altri artisti: cioè usa le forme, usa il colore, usa la materia (anzi le materie) e quant’altro possa servire ai suoi scopi.
La domanda che ci eravamo appena posto (cioè se l’arte di Vito fosse astratta o figurativa) è un falso problema, una discriminazione fondata sul niente. Dimentichiamo forse che gli artisti alla Mondrian chiamavano “arte concreta” o “Concretismo” le opere che altri definivano “arte astratto-geometrica”?
Tutto ciò per dire che l’arte di Vito è, insieme, figurativa ed astratta, materica e immateriale e, ancora, che questo nostro artista, con le sue stupende opere, supera e/o ignora tali anacronistiche definizioni del passato.
Egli ha trovato come artista pieno domicilio in un ambito di più ampio respiro culturale. Vito è il portatore di un’arte che è insieme figurativa ed astratta, materica e immateriale, decorativa (piena di giusti orpelli) e disadorna (priva di ogni inutile orpello), è pittorica e plastica, miniaturistica, monumentale; e potremmo continuare, ancora per molto tempo.
Egli, con la sola, viscerale passione per l’arte è riuscito a smontare ogni faziosa e anacronistica contrapposizione, storica o contingente, e ogni pregiudizio sull’arte contemporanea e sui mezzi con cui essa possa essere realizzata. Franco Migliaccio Pittore, critico, ex docente di storia e arte contemporanea
